Il Weltgeist di Hegel e la nuova Europa

Pubblicato il 10/02/2026
Pubblicato in: Cultura
Il Weltgeist di Hegel e la nuova Europa

La storia dell’Europa tra il XVIII e il XIX secolo è segnata da eventi epocali che aprono una nuova fase il cui grande impatto avrà effetti duraturi che porteranno alla nascita di un nuovo codice culturaleLa necessità di cambiare la prospettiva del futuro, sia politica che sociale, ha bisogno di un eroedi un imperatore che, come detta il tempo, oltre ad avere il coraggio deve essere sapiente. Imperatore che sa assecondare le richieste del proprio tempo e sa ascoltare le esigenze del suo popolo.

Siamo l’Europa, la Res publica Christiana, ideale e insuperabile modello di civiltà nel Medioevo, di potere imperiale e papale, ed eredi del pensiero della filosofia anticadella morale e dell’etica.

La nostra intelligenza che ha origini tramandate è legata alla libertà di pensiero che tutto trascende e ci fa dire con Diogene di Sinope «i sapienti posseggono ogni cosa». Nasce dall’idealismo di Hegel che si focalizza sul potere del pensare, coltivare e perseguire un’ideale e che riconosce il valore del pensiero razionale dell’Illuminismo su come organizzare il governo e la società.

Cos’è rimasto dell’idealismo di Hegel nella nostra società post imperialepost borghesepost-comunista che ha visto populismi e ha prodotto nazionalismi e oggi è digitalizzata, softwerizzata e caratterizzata dall’Intelligenza Artificiale?

È rimasto il Weltgeist – «lo spirito del mondo», termine con cui Hegel definisce BonaparteNapoleone per antonomasiaDopo la battaglia di Jena nel 1806, Hegel scrive in una lettera: «Ho visto l’Imperatore – questo spirito del mondo – cavalcare attraverso la città per andare in ricognizione: è davvero un sentimento meraviglioso la vista di un tale individuo che, concentrato in un punto, seduto su di un cavalloabbraccia il mondo e lo domina». L’impatto dell’immagine è potente e lo dimostra anche il quadro di Jacques Louis David, dal titolo Napoleone valica le Alpi, conosciuto anche come Napoleone a cavallo.

Il Weltgeist hegeliano simboleggia la vittoria di Napoleone, generale durante la Rivoluzione francese, fondatore del primo Impero francese e protagonista della storia contemporanea europea, ricordata come età napoleonica (1804 – 1814).

Imbevuto di cultura classica, Hegel, come gli antichi greci, prova meraviglia nel nesso tra l’uomo e la natura, capace di lasciare immagini indelebili. È di particolare intensità che lo sguardo corrisponda al senso, come confermato da un aneddoto menzionato da Schopenhauer che, all’esame di libera docenza, sulla Causalità, Hegel gli chiese: «Se ora un cavallo si sdraia sulla strada, quale ne è il motivo?».

Il cavallo nell’antica Grecia era un simbolo di potere; basti pensare al cavallo di Troia utilizzato per espugnare la città di Troia, oppure al cavallo di Cesare che lo accompagna nel passaggio del Rubicone e che la leggenda soprannomina «signore del mondo», i cavalli sono abili nel leggere la postura umana.

 È evidente che lo spirito hegeliano cavalca il cavallo di Napoleone che il suo idealismo ha definito l’eroe che trasforma e riscatta l’umanità. Anche se, in seguito, sarà critico nei confronti di Napoleone, gli riconosce, comunque, il grande ruolo che ebbe nella rottura con l’antico regime.

Per Hegel, con la Rivoluzione francese iniziava una nuova epoca e nella sua opera Fenomenologia dello spirito vede il pensiero filosofico come espressione teorica di quella storia dove i grandi personaggi sono strumenti dello spirito. Con la fine del Sacro Romano Impero, entità politica medievale e moderna, ci fu un’evoluzione del pensiero socialepolitico e religioso che Napoleone rappresenta pienamente.

Di quel tempo della storia c’è qualcosa che è rimasto vivo per noi che apparteniamo alla stessa comunità di Hegel? I nostri soggetti storicimitologici contemporanei sono europei e la coscienza letteraria e filosofica europea non è sostituibile con alcun’altra. I nostri sforzi per attivare un cambiamento di rotta sono relegati ai margini.  Ci vogliono spiriti, uomini e donne che con le loro passioni arrivino alle coscienze e ad un modo di agire improntato all’hic et nunc, dove l’attualità non è luogo di rifugio, ma di espansione.

Costruire il cambiamento con le parole significa riscriverleriscriverne di nuovedare loro la cittadinanza. Siamo eredi del postmodernismo, della contemporaneità e siamo proiettati nella post contemporaneità. In una società tecnicizzata e virtuale, noi europei, permeati di cultura classica, sappiamo ancora stilare un commento, una critica, un elogio.

Il paradosso che le migliori intuizioni partono dalle emozioni, le sole  che cambiano e rovesciano le situazioni con la loro irruenza e che in sé porta la necessità di soluzioni, è realistica. È la grande lezione del Weltgeist di Hegelche vede il cambiamento della storia attraverso un’immagine di Napoleone che afferma la sua umanità che, da personale diventa universale, perché lo spirito può tutto. Hegel, affermando la grandezza dell’imperatore Bonaparte, ne delinea la biografia in cui si legge anche la sua.

Ci si immerge in uno stile impareggiabile, in quel mondo di più di due secoli fa, «quando è nata una nuova sensibilità», non più religiosa ma sociale, secondo Michael Foucault, che ci spinge ad una riflessione su come ripensare la cultura del nostro tempo. Per l’Europa, quale migliore patrimonio a cui attingere per contrastare il freddo pragmatismo politico, se non la sua storia e la sua cultura.


Per chi volesse approfondire:
W. Friedrich Hegel, Fenomenologia dello SpiritoBompiani, 2000
Arthur Schopenhauer, Sulla filosofia da universitàTEA, 1992

Stevka Šmitran

Poetessa e saggista. Insegna Lingua e cultura russa all'Università degli Studi di Teramo.

Fonte: https://www.pagina21.eu 

 

 

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